Chartres

La campana aveva appena stoccato il dodicesimo rintocco, le strade intorno alla grande cattedrale erano ormai deserte. La notte era limpida e la luna risplendeva forte, stagliandosi nel cielo stellato come una falce affilatissima. Due figure si avvicinavano furtive alla piazza prospiciente al grande portale centrale. A pochi passi dall'entrata, Jean Gaillard dette uno spintone al suo compagno e gli fece cenno di fermarsi.
"Guarda se c'è qualcuno, io vado avanti". Laurant Davy avanzò di qualche passo, guardando a destra e a sinistra, visibilmente nervoso. "Ehm¼tutto a posto¼possiamo andare", disse con voce nervosa.
"La vuoi smettere di tremare come una foglia, stupido !", lo riprese Jean, "lo sapevo che non dovevo portare una signorina come te a fare questo lavoro". Già, questa era la 'nobile' professione di Jean Gaillard: ladro di arredi sacri e reliquie in chiese e cattedrali di mezza Francia; merce da rivendere a ricettatori o collezionisti di pochi scrupoli.
"Sbrigati, che non abbiamo troppo tempo !". Detto questo, Jean si avviò verso il lato sinistro dell'edificio. La strada in quel punto è piuttosto stretta e se è necessario fuggire, risulta molto facile far perdere le tracce, infilandosi in quei maleodoranti budelli vecchi di secoli. I due uomini salirono rapidamente le scale dell'entrata laterale. Giunti al portale, l'allampanato Laurant si bloccò di colpo, puntando i piedi e alzando impaurito la testa.
"Guarda, Jean...che cose terribili sono scolpite sul muro...chi mai poteva concepire mostruosità del genere ?". Nonostante fosse più basso e tarchiato, Jean prese per il bavero il suo complice.
"Insomma, sei insopportabile !, come si fa ad avere paura di una figura di pietra ?". Laurant, sempre intimorito, rispose, "ho sentito raccontare delle storie orribili sul conto di questi mostri e sui profanatori delle cattedrali medievali". Jean, ormai stufo, spinse rudemente da parte Laurant e finalmente aprì il pesante portale di legno massiccio. All'interno c'era la luce soffusa dei ceri. La cattedrale era ovviamente deserta e i due cercavano di fare meno rumore possibile con i loro passi. Jean si diresse subito verso la zona dove erano conservati i gioielli donati ex voto da Luigi XIII.
Faceva piuttosto freddo, anzi troppo freddo per una notte primaverile; Laurant sentiva le sue ossa gelare. Jean si inginocchiò di fronte alla bacheca ed estrasse da un astuccio la punta di diamante. Iniziò a tagliare il vetro con la sua consueta precisione ed esperienza; dietro, Laurant, tremando ancora più di prima, teneva aperta un'ampia borsa, pronta a ricevere la refurtiva. Il lavoro però procedeva a rilento, anche a causa di quella tipica atmosfera irreale e soporifera delle chiese, pervasa dall'aroma pungente dell'incenso, dei marmi secolari, del legno invecchiato..- Laurant sembrava essersi un po' calmato, quando all'improvviso sobbalzò nel sentire un rumore.
Si avvicinò a Jean, e con un filo di voce disse, "hai sentito...quel fruscío...". Ma Jean non lo guardò neanche, "lasciami lavorare, questo maledetto affare è più duro di quanto pensassi".
Laurant ricominciò a guardarsi attorno. Udì nuovamente quel fruscío. "Lo senti, lo senti...oh, mio Dio !". Stavolta Jean lo ignorò del tutto e continuò ad armeggiare. Ad un tratto ci fu come una folata di vento venuta dal nulla. A quel punto Laurant lasciò cadere la borsa e indietreggiò terrorizzato. "Basta...io mollo tutto, ho paura !".
Jean si alzò e lo trattenne, "stupido, cosa vuoi che succeda in questo posto?". Jean non riuscì a terminare la frase; l'oscurità avvolse l'enorme navata della cattedrale e un gelido e fetido vento penetrò nella sua anima...

Il mattino dopo c'era una grande agitazione attorno alla cattedrale.
Alcune auto della polizia e due ambulanze e una folla di curiosi che era tenuta a bada dai flic. Tutti chiedevano cosa fosse successo e di lì a poco furono soddisfatti. Il commissario Talmant, parlando con alcuni giornalisti, disse che erano stati trovati due cadaveri all'interno della cattedrale, due uomini sorpresi nel tentativo di rubare delle reliquie; uno di loro era un pregiudicato, esperto in questo campo.
"Chi può essere stato?", chiese subito un giornalista.
A questa domanda, il funzionario sembrò esitare, poi tirò un lungo respiro e , tentando di simulare una certa indifferenza, rispose. "Mah, si pensa che possa essere stata opera di un folle, qualche maniaco ossessionato dal fanatismo religioso. O... forse un grosso cane randagio....". Fece una pausa, poi serio, proseguì. "Sapete, i corpi erano dilaniati, la giugulare tranciata di netto e le loro braccia erano ricoperte di graffi profondi e lacerazioni...di più non si può dire, per ora. Poi vedremo...comunque, per oggi la cattedrale è chiusa al pubblico". Quindi, assunta di nuovo il suo consueto tono autoritario, aggiunse, "adesso, circolate, circolate !". I tanti turisti, venuti appositamente per visitare lo splendido monumento medievale, se ne andarono delusi. Ma mentre si allontanava, un giapponese pensò di scattare almeno un'istantanea della meravigliosa facciata, così, per ricordo. Qualche secondo dopo la foto uscì dalla macchina e l'uomo la mostro ai suoi amici. La guardavano con la tipica soddisfazione tutta nipponica, quando uno di loro notò uno strano particolare. Dal muso di un gargoyle sembrava che gocciolasse del liquido rosso, molto intenso...come se fosse...sangue...

Claudia Pezzella

changed August 16, 2008