LA FATA DEL GHIACCIO

Durante l’inverno quando gli animaletti del bosco sono tutti in letargo e gli uccellini sono andati a migrare nei paesi caldi perché non riuscirebbero a sopportare il rigido clima invernale, la fata del ghiaccio si sveglia.
Nessuno la può vedere, è una piccola fata quasi trasparente che volteggia nella brina del mattino e danza splendide coreografie nel lucente ghiaccio del lago.
Ha tanto lavoro da fare durante il giorno, deve custodire i nidi delle rondini per quando torneranno, con le sue ali deve deviare il vento quando soffia in direzione della tana del tasso e di tutti gli animaletti che dormono placidi e tranquilli.
Lei è la custode del bosco, è solitaria ma le piace star sola, può fare quel che vuole, quando vuole e poi adora il freddo gelido... quando il vento le sfiora le ali si sente piena di energia, quando la pioggia sottile le picchia sul visino le sembrano tanti bacini. Spicca il volo, volteggia tra i rami e tra le nuvole e poi giù in picchiata per tuffarsi tra le foglie secche che scricchiolano al suo atterraggio.
Quella mattina era così felice che non si accorse che, mentre ballava, qualcuno la stava guardando.

Era Stella, una ragazzina che, come lei, amava il freddo dell’inverno e ogni tanto usciva presto per farsi pungere dall’aria mattutina.
Anche a lei piaceva danzare, era magra con dei lunghi capelli rossi, la pelle bianca come la neve due occhi grandi e profondi.
Appena la fata la vide andò subito a nascondersi dietro un albero ma la bambina le disse:
“Ti prego, non smettere di danzare, non aver paura!”
Ma la fata non aveva mai visto nessuno nel bosco e non si fece vedere. “Dove sei andata? Fatti vedere, non ho mai visto niente di più bello e delicato in tutta la mia vita, vorrei poter ballare come te!”
Stella la cercò lì attorno ma non la rivide e tornò a casa.
I suoi genitori erano già in piedi e la videro rientrare tutta infreddolita ma felice.
“Dove sei andata così presto?” chiese la mamma,
“ Ero fuori a fare un giro mamma, sai che adoro il freddo del mattino, ma oggi ho visto una cosa fantastica, sembrava una piccola fata di ghiaccio, l’ho vista ballare era bellissima ma si è accorta di me ed è fuggita!”
“Dai Stella, smettila di sognare ora, prendi un po’ di latte caldo e preparati per andare a scuola!”
A Stella dispiaceva che la mamma non le credesse, però capiva anche che la sua scoperta era talmente incredibile che forse avrebbe fatto fatica a crederci anche lei se qualcuno glielo avesse raccontato.
Ma lei sapeva che era vero e decise di tornare nel bosco i giorni successivi per poterla rivedere.
La fata la sentiva arrivare e si nascondeva, Stella stava lì un po’ e poi delusa tornava a casa.
“Stella – le disse la mamma – non puoi continuare ad uscire la mattina così presto, ti ammalerai con questo freddo, forse la tua fatina non esiste, te la sarai immaginata quel giorno!”
“No mamma, l’ho vista davvero, vorrei tanto che tu potessi credermi!”
”La fantasia dei bambini a volte fa sembrare le cose realtà, devi ancora crescere, vorrei tanto crederti ma non posso!”
Stella sapeva di essere una ragazzina con la testa un po’ tra le nuvole, le piaceva fantasticare ma sapeva con certezza di non essersi sognata quella splendida fata.
La mattina dopo decise di fare una prova, indossò il tutù che usava alla scuola di danza, si mise il cappotto e uscì, quando arrivò nel bosco si tolse gli scarponcini e si mise le scarpette da ballo e cominciò a ballare. Aveva freddo ma a lei piaceva sentirselo addosso, ballò per ore, tutte le sequenze dei balletti che aveva imparato e si sentì libera e felice come non le era mai capitato. La fata la guardava sempre nascosta e più Stella ballava più lei aveva voglia di uscire e ballare con lei ma aveva paura.
Stella era esausta, il freddo le aveva congelato i piedini e non li sentiva più, poi cadde in terra.
Allora la fatina di ghiaccio non potè più rimanere nell’ombra e decise di aiutarla.
“Sei bravissima – le disse – balli ancora meglio di me!”
Appena Stella la sentì parlare aprì gli occhi e la vide, subito dai suoi occhioni uscirono delle lacrime e si sentì riscaldata.
“Lo sapevo che esistevi veramente, la mamma non vuole credermi ma io sapevo di averti visto, ti prego, balla ancora per me!”
“Balliamo insieme!”
La fata soffiò un tiepido alito e subito Stella si rialzò e cominciarono a volteggiare nel cielo insieme dando vita ad una spettacolare danza.
La mamma di Stella, che preoccupata del suo ritardo era andata a cercarla, le vide ballare ma decise di non farsi vedere.
Sapeva di avere una figlia fantastica ma si sentì molto triste al pensiero di non averle creduto.
Stella non parlò più della sua nuova amica e la mamma decise di mantenere il suo segreto, ma la mattina dopo le fece trovare il tutù e le scarpette lavati e asciugati, pronti per una nuova magica avventura.

ER MAESTRO

Nun t'è bastato d'avecce la penna rossa tra le dita
pe' merità er bon nome da Maestro
tu c'hai voluto mettere la vita
nun solamente er voto sul registro.
E vedi ogni creatura differente
tu jè capisci er core, poi la mente
e sai far cresce in ognuno de loro
l'omo o la donna che ne verà in futuro.
E nun lo fai soltanto pe' lavoro
e nun lo fai nemanco pe' passione,
che le passioni passano... si sà...
e ciarrimane solo la realtà.
Ma tu hai saputo co' l'inteliggenza
fare accettà le cose de la vita
fare capì er rispetto.... no er timore,
nun confidenza... ma amicizia,
nun stupidità... ma simpatia.
La scola anche quest'anno è ormai finita,
a volte è stata dura... a volte no
tu l'hai resa più facile.... però
la vera prova è quella de la vita.
Ed è per questo che co' malinconia
t'ho scritto questa piccola poesia,
per ditte Grazie... de core... nun è estro.
E so' sicura che tu sei "Er Maestro"!!

Gioia (Anna)

changed July 29, 2008