Un pensiero ridicolo

"Ok...tranquillo. Va tutto bene, stai tranquillo". No, non andava. Avrebbe dovuto cercarsi un mantra, o magari un ballettino, una specie di Haka personalizzata. Tutto avrebbe potuto fare, tutto tranne quel che aveva fatto. S'era fidato, fidato dell'amico psicologo che gli aveva consigliato di scavare fino al nòcciolo. Fidato di una strafiga in tailleur col cervello pieno di affascinanti quanto inutili teorie. Affidati alla psicoanalisi e non ne uscirai più. Quando cominci a divissezionare un problema, ecco che, come funghi, ne vengon fuori altri mille e persino più complessi. "Lei ha subìto un trauma che ha provocato una stasi nel suo sviluppo, bloccato alla fase pregenitale. Questo spiega anche il suo difficile rapporto con l'altro sesso". La psicoanalista parlava di rapporti difficili, quasi fosse stato lui a decidere di scegliersi per compagna una stronza coi fiocchi dal tradimento facile. Oh sì, se era stato tradito, alla fin fi ne, era solamente colpa sua. Ben ti stà, la prossima volta impari a fissarti! Ma al diavolo il tradimento della stronza, il problema più urgente era un altro. La fronte, i palmi delle mani e le ascelle madide di sudore. Quello era il fottuto problema. Il non riuscire a cancellare visioni catastrofiche di corpi dilaniati, schizzi di sangue, rottami e sedili scardinati, vetri esplosi. La tizia che gli sedeva di fronte, una cinquantenne tracagnotta e sciatta, cominciava ad accorgersi che qualcosa non andava. Lo fissava con un'espressione a metà fra l'incuriosito ed il perplesso. Chissà, magari lo aveva già etichettato come un maniaco. "Non sto per avere un'erezione, signora, ma un attacco di panico. Anzi, PANICO. Un signor attacco". Ma cosa diavolo gli era venuto in mente? Prendere il toro per le corna...gran bella frase. Ma l'unico ad avere le corna, in tutto quel casino, era lui. Il toro stava prendendo lui per le corna, e la sensazione non era affatto piacevole. A n ulla valevano le ragionevolissime rassicurazioni, del tipo:" La gente sale sui treni ogni giorno, gli incidenti sono estremamente rari". Rari, ma possibili. E poi perché proprio con i treni...e l'auto, e l'aereo? "Ma soprattutto..." lo aggredì la voce della sua ormai isterica coscienza: "perché cazzo tentare di farsi passare la fobia proprio la mattina del colloquio?". Il Grillo Parlante era un rompipalle di prima categoria, ma questa volta aveva ragione. L'esito del colloquio avrebbe potuto determinare buona parte del suo futuro, una conclusione positiva avrebbe portato ad uno stipendio consistente e ad innumerevoli possibilità di carriera. Presentarsi dal boss bagnato fradicio, tremante e con gli occhi fuori dalle orbite, non gli avrebbe certo fatto guadagnare punti. La sua analista avrebbe detto che la situazione stressante aveva fatto nascere in lui il desiderio di porsi degli ostacoli: se ce l'avesse fatta, avrebbe potuto ritenersi un mezzo fenomeno, in caso contrario avrebbe incolpato lo snervante tragitto in treno. A ben pensarci, l'analista fregava lo scettro di rompipalle dell'anno al Grillo. Controllò l'orologio: altri cinque, massimo dieci minuti e sarebbe finalmente giunto a destinazione. Minuti che però parevano essersi congelati, succedendosi con esasperante lentezza. Le mani erano contratte in due pugni e le unghie cominciavano a tracciare dei solchi all'interno.
-Se vuole apro il finestrino...-
-Come?- chiese, spiazzato. La voce era quella nasale della cinquantenne.
-Mi sembra accaldato...se vuole aprire il finestrino, la cosa non mi disturba...-
-Ah...beh, no. Non fa nulla. Tanto siamo quasi arrivati- L'ultima frase assunse una forma quasi interrogativa. Una sorta di supplica, "dammi conferma, dimmi che siamo arrivati e che questo ammasso di ferraglia non si ribalterà facendoci tutti quanti secchi!". Sorrise alla donna, ma con l'impressione di aver sfoderato una specie di smorfia grot tesca. Una faccia da maniaco, giusto per confermare i comprensibili sospetti della signora.
Quando il treno entrò in stazione, tirò un lungo sospiro di sollievo, infischiandosene bellamente di attirare ulteriormente l'attenzione. Era sano e salvo. E aveva riposto nella valigetta una camicia di ricambio. Mancava ancora una mezz'ora abbondante all'appuntamento, perciò decise che si sarebbe fermato in un bar dalle parti di via Carlo Alberto e, dopo aver consumato il suo cappuccino, sarebbe andato in bagno a cambiarsi e a darsi una rinfrescata. Non pensò al ritorno a casa, quando avrebbe dovuto decidere se riprendere il treno o avvalersi dell' autobus. Certo, non sarebbe stato male poter dire finalmente addio all'analista ed utilizzare i quaranta euro l'ora per un nuovo impianto stereo. Stava visualizzando le casse e l'effetto che avrebbero fatto in salotto. Stava impegnando tutta la sua immaginazione, fuggendo dagli scenari apocalittici che sul treno avevano ingombrato la sua mente. Non si rese conto della massa di gente che fino a poco prima lo circondava e che ora se ne stava ferma sul ciglio della strada in attesa che il semaforo pedonale divenisse verde. E, naturalmente, non si accorse del pullman carico di pendolari che sopraggiungeva alla sua destra. Lo vide un istante prima dell'impatto, riuscendo a formulare un ridicolo pensiero: "Non è possibile, non sta capitando a me". E perché mai avrebbe dovuto essere impossibile?

Sara Gauna

changed August 19, 2008