29 luglio 2008

Caro papà,

buon compleanno! Oggi avresti compiuto 55 anni, vecchio mio, ma Qualcuno da Lassù ha deciso di fermare la tua vita a un passo dal traguardo del “mezzo secolo”. Da anni mi chiedo : “Perché? Perche proprio te?”. Forse quel Dio ha voluto mantenerti così, ancora giovane e bello, prima di chiuderti in quella lunga scatola di legno, sigillata e buia. Chissà come si sta là dentro, in quella prigione. Hai freddo, papà? Ti senti mancare l’aria? Non preoccuparti, tutto passerà! Me lo hai insegnato tu, quando ti guardavo combattere contro la malattia. Già! Tutto passa! Ma, nel tuo caso, sei passato anche tu, così da un giorno all’altro, stringendo forte la mano della mamma. Mi hai lasciata, hai lasciato tutti noi: ci hai lasciati a bocca aperta, con un mucchio di fotografie da stringere, con i tuoi vestiti ancora tutti allineati nell’armadio, con quella divisa che avevi promesso di tornare ad indossare. In questi momenti non posso fare a meno di pensare a milioni di persone che, come te, senza capelli e senza speranza hanno varcato la soglia della vita, sconfitti da quel maledetto tumore, che ancora continua a spazzar via tantissimi sorrisi. A volte spero che il tuo sacrificio non sia stato vano, che prima o poi qualcuno si salverà: solo allora potrò vedere negli occhi ancora felici di un ex malato come sarebbero stati ancora più luminosi i tuoi. Ora queste mie parole finiranno sul web, a mescolarsi con tanti altri caratteri scritti da miliardi di persone. Vorrei che chiunque legga questo intervento si fermi a pensare, ad immaginare questo grande omone dai baffi scuri che se n’è andato così, in punta di piedi, è volato al cielo, e la sua vita si è fermata lì, a 49 anni!

Auguri lo stesso papà!

Pensieri di una diciottenne

Rileggo vecchie e-mail... non so perché lo faccio, forse la solitudine gioca brutti scherzi, forse ho troppa nostalgia del passato. È un classico: dopo aver camminato anche per un breve tratto di strada, ti guardi indietro e vedi il selciato consumato dalle suole delle tue scarpe e ti vengono in mente molti ricordi e, chissà perché, sono tutti belli. Probabilmente il presente ha migliorato la tua situazione ma tu, no, tu ti ostini a rimpiangere quel mondo che fino ad ora avevi sempre disprezzato, quel mondo contro cui fino ad ora avevi combattuto, mentre tenevi lo sguardo alto e speranzoso verso il domani.
Dovrei studiare ma non ne ho voglia. Mentre leggo, nella mia mente si affacciano molte immagini, scene di vita quotidiana, serate non particolarmente emozionanti ma che ora, con la patina biancastra dei ricordi, diventano uniche. Si, ho deciso: questo pomeriggio lo dedico solo a me stessa, anche se ormai di me stessa ne rimane molto poco. A volte, stesa sul mio letto con lo sguardo fisso su una mia foto da piccola, mi chiedo: Dove sono finiti quei bei boccoli neri? Dove è finito quel sorriso? Beh, i ricci si sono allisciati e il sorriso è diventato una smorfia triste, dipinta inconsciamente sul mio volto. Ho diciotto anni ormai, ma da quanto dura tutto questo? Quando è iniziata questa terribile metamorfosi che mi sta trasformando in uno scarafaggio perennemente in conflitto col mondo? Nei rari momenti di ottimismo, mi piace pensare che in realtà quella corazza me la sia costruita solo per difendermi dagli attacchi esterni, solo per mantenere intatto e pulsante quel piccolo cuoricino indifeso. Ma poi mi rendo conto che la mia armatura, il mio guscio, hanno solo impietrito quell’oggetto che si trova nella mia gabbia toracica e che a volte sento profondamente silenzioso… Sono fidanzata, sì, e da parecchio tempo. Ma questo non funziona da defibrillatore, anzi, a volte contribuisce a rendermi di ghiaccio, anche con le persone a cui dovrei dimostrare la mia partecipazione… dimostrare, ma perché? Non dovrei essere io la prima ad essere convinta di ciò che provo? Oppure sono gli altri, con le loro aspettative, a decidere cosa io debba fare e/o pensare… Mia madre si aspetta degli ottimi risultati a scuola e una condotta moralmente corretta. E io lo faccio. Il mio ragazzo si aspetta una dolcezza infinita e un romanticismo inaudito. E io lo faccio. I miei professori si aspettano una grande padronanza della materia e una discreta capacità di ragionamento. E io lo faccio. Ma cosa voglio davvero io? Voglio essere la figlia, la fidanzata e l’alunna ideale? Non lo so, non credo. A me basterebbe vivere in una piccola palla di vetro, come quelle che si trovano nei negozi di souvenir. Vorrei essere circondata da uno spesso e infrangibile vetro, mentre una delicata e setosa neve scende dal cielo per accarezzare i miei capelli. Stop. Io non mi aspetterei nient’altro da me stessa che la costruzione di questo mio piccolo, intaccabile mondo. Tutte le possibili preoccupazioni: un lavoro precario, i soldi che non bastano mai, le mille cose da fare, le liti con i vicini, le invidie dei colleghi voglio lasciarle fuori dalla mia sfera e dal mio futuro. Pietra dopo pietra, vetro dopo vetro, creerò un piccolo angolo di paradiso, dove la radio non sarà mai spenta, dove di studio ce ne sarà poco, di lettura tanta, dove sarò solo quella che voglio essere. Lo so, nonostante tutto, posso farcela. Si, davvero, posso farcela.

Vally

changed August 7, 2008