Il telefono squilla a vuoto, nessuno mi risponde dall’altra parte. Non so chi altro chiamare, vorrei tanto poter sapere novità da qualcuno. Dai, forza, alza quella cornetta, dimmi che va tutto bene, che lì in ospedale, in quel letto bianco, c’è ancora un cuore che pulsa. Niente. Tu tu tu tu. Silenzio totale. Rimango assorta tra i miei pensieri, su quella poltrona che da piccola mi divertivo a scalare. Il campanello: qualcuno alla porta. Apro, è lei: la mia mamma. Non occorrono parole per capire quello che è successo; un secondo e non ricordo più nulla. Non so cosa faccio, metto le mie scarpe preferite, indosso gli occhiali da sole e volo via. Salgo lì: sulla cima del mio palazzo, a cinque piani di altezza sovrastando un piccolo paese che si sta ancora svegliando. Ecco, è il momento: la mia mente si schiarisce e l’immagine di un volto sorridente e baffuto si materializza davanti ai miei occhi. Tutto il resto è disperazione e urla. Grido, grido più che posso, grido perché tanto ormai la voce non mi serve più. Non piango, no, perché quello che ho dentro mi paralizza l’anima. Una parte di me è morta, scomparsa per sempre, disintegrata, annientata. Lo capisco subito. Decido che non posso più aspettare, il dolore mi sta lacerando il cuore. Mi avvicino al ciglio. Chiudo gli occhi. Allungo il mio corpo. E aspetto, contro ogni legge fisica, di raggiungerlo, lì dove il nostro amore sarà per l’eternità.

Vally

changed October 10, 2008